ATTILIO NESI

BIO

Attilio Nesi

è alimentato dalla certezza che la “pittura” possa e debba ancora emozionare e sorprendere, sia pure dilatando i confini della tela; continuando, miracolosamente ed eroicamante, ad aprire lo sguardo sull’invisibile e sull’assoluto

Attilio Nesi è nato a Fuscaldo (CS) nel 1944. Dal 1962 vive a Roma, dove opera come pittore e architetto.
Dipinge e scolpisce sin da giovanissimo, educato all’arte dal padre Giuseppe, medico, pittore, poeta e musicista.
Nell’ultimo decennio lavora con continuità alla ricerca pittorica “parole tra il rosso e il nero” e alla costruzione di un “metodo frattale”; ricerca restituita in altre mostre personali e collettive.
In contrasto con le tendenze egemoniche dell’arte contemporanea e con recenti posizioni minimaliste e tautologiche che hanno decretato, in modo affrettato e superficiale, la morte della pittura, in favore degli ”eventi” e dell’azione esibizionistica degli artisti, il suo operato di architetto-pittore (o di pittore-architetto), è alimentato dalla certezza che la “pittura” possa e debba ancora emozionare e sorprendere, sia pure dilatando i confini della tela; continuando, miracolosamente ed eroicamante, ad aprire lo sguardo sull’invisibile e sull’assoluto.
Le opere esposte propongono esplorazioni concettuali che utilizzano, alternativamente, la costruzione e decostruzione dei campi geometrici, l’espressività dei segni e della materia, il gioco tridimensionale dei colori e dei rilievi. Le parole, come i colori, sono, comunque, mezzi, che l’autore usa per restituire le ragioni e i sentimenti del suo vissuto: dai rapporti con le sue origini e col padre, a quelli con l’architettura praticata e insegnata ambiente universitario; elementi che si trovano “ricomposti” e “compressi” in strutture formali, che sono unitarie e autonome, ma, al tempo stesso, tra loro correlate, in un processo non lineare, come in un più ampio ipertesto; quasi da potersi dire che per Nesi “la pittura debba nascere dalla pittura stessa”.
Nelle pittosculture più recenti, le figurazioni superano i limiti della superficie e il rapporto forma/colore si arricchisce della rappresentatività della materia e dei suoi rilievi. Il colore si espande, a volte con raziocinio, altre con ambigua sregolatezza, rendendo più incerta la separazione tra gli spazi interni alle opere e tra questi e lo spazio esterno.
Nei bianchi e nei rossi (2015-17), infine, l’evoluzione “dalla superficie allo spazio” rinuncia quasi del tutto alla policromia, per esaltare il gioco tridimensionale dei pensieri pittorici: le successioni dei vuoti e dei pieni, delle luci e delle ombre volutamente instabili e variamente esplorabili; sempre nella logica suggerita da un metodo frattale.
Tecniche prevalenti: olio, smalto, encausto e collage.

OPERE ESPOSTE

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