Se è vero che ognuno di noi è unico,allora non guardate ma sentite con la vostra unicità…la comunicazione non verbale contraddice quella verbale…

L’artista che vi presento questa settimana è Raffaella Manca. Autodidatta, nasce in Sardegna, a Cagliari, il 19 luglio del 1972 e cresce nella piccola provincia di Pula. A 20 anni circa comincia a dipingere. In questo stesso periodo lascia l’isola per andare a vivere con la famiglia a Colleferro (Rm), portando con se quell’attitudine per il ritratto e quell’attenzione alle immagini e ai gesti che caratterizzano il suo mondo. Il suo mondo di pittrice è spesso intimo e racchiuso nelle mura domestiche. Inserisce le figure che ritrae negli ambienti della sua vita quotidiana; il pudico rapporto tra il suo corpo e il mezzo artistico è sensuale e sacro allo stesso tempo Anche se il ritratto occupa l’intero campo, impedendoci di individuare il luogo in cui si trova, percepiamo l’intimità dell’ambiente che lo circonda.

Raffaella manca: un modo intimo di dipingere

 

Realizza visi e corpi distorti, maschere tragicomiche, umanoidi, enormi colossi che contrastano con la sua minuta fisicità. Dipinge senza progettualità senza intellettualismi. Le sue opere sono una testimonianza del suo sentire. E’ la Donna Femmina e Madre che caratterizza la sua pittura. Nella sue donne vediamo Eros e Thanatos, pulsione di vita, sessuale e di autoconservazione unita alla pulsione di morte.

 

Figure violente, che attraverso la loro ingestibile forza distruggono e portano alla morte, alla crocifissione stessa del femminile.

Associati alla figura femminile o come unici protagonisti delle sue tele troviamo i pesci. Sono sempre decontestualizzati, prendono il posto di un bambino tra le braccia di una madre, nascono dagli alberi, sono appesi ad un filo come bucato, sono occhi, sono in un canestro di frutta tra stilizzazioni di mele e pomodori.